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ORVIETO


7 marzo 2007

BREVE STORIA DELL'ANARCHISMO IN ITALIA

Dal Risorgimento al '900.


Il primo anarchico italiano può essere considerato Carlo Pisacane che oltre ad essere un uomo d’azione (durante il risorgimento), fu anche un intellettuale di grande abilità. Lasciò numerosi scritti, ispirati all’anarchismo proudhoniano, in cui espresse il suo pensiero libertario, federalista e antiautoritario.

L’arrivo di Michail Bakunin in Italia permise di gettare le basi dell’organizzazione anarchica italiana (venne fondata la Fratellanza Internazionale e un Comitato Centrale Italiano).

Le prime organizzazioni anarchiche si coagularono (soprattutto in Umbria, Puglia e Emilia Romagna) intorno a personalità di spicco come Errico Malatesta, Carlo Cafiero, Pietro Gori, Francesco Saverio Merlino, Andrea Costa (che poi passò al socialismo parlamentare nel 1882), Luigi Fabbri e altri.

Mentre l'Internazionale dei lavoratori (L'Aia 1872) sancì l'espulsione degli anarchici, la sezione italiana dell'Internazionale socialista, durante il congresso di Rimini (1872), stabilì il predominio degli anarchici rispetto ai marxisti.

Il XIX secolo vide il primo tentativo italiano di insurrezione rivoluzionaria a Bologna (1874), che terminò con l’arresto di tutti gli insorti.

Un altro tentativo venne attuato nel 1877, nella regione del Matese. Malatesta, Cafiero e altri fervidi anarchici formarono la cosiddetta Banda del Matese che si prefiggeva lo scopo di espropriare i possidenti terrieri e di attaccare ogni forma di gerarchia e di autorità presenti nel Matese.

L’ultimo quarto del XIX secolo fu un periodo in cui prevalse il pensiero legato all’individualismo e alle pratiche d'azione diretta ("propaganda col fatto"), anche se non bisogna dimenticare le lotte degli anarchici in ambito lavorativo (si pensi alla storia de il Primo Maggio inerente la rivendicazione delle 8 ore lavorative) i più significativi dei quali furono compiuti all'estero perché molti individualisti, così come i "comunisti anarchici", ripararono all'estero per sfuggire alla repressione:

- (1878) Giovanni Passanante tentò l’uccisione di Umberto I

- (1894) Sante Caserio pugnalò a morte il presidente francese Sadi Carnet

- (1897) Michele Angiolillo uccise il primo ministro spagnolo Antonio Canovas,  


- (1898) Luigi Luccheni pugnalò a morte la principessa Elisabetta d’Austria

- (1900) Gaetano Bresci uccise, con tre colpi di pistola, a Monza il re Umberto I

Dal '900 all’avvento del fascismo.


Il nuovo secolo si aprì con le gravi difficoltà del movimento, schiacciato dalla repressione e dall’assenza, forzata, di figure anarchiche di un certo spessore.

Nonostante tutto, nel 1912 venne fondata, come sezione italiana dell'Internazionale dei Lavoratori (AIT), l'Unione Sindacale Italiana (USI).

Finalmente nel 1913 Malatesta ritornò in Italia (diventando subito protagonista nel 1914 della cosidetta settimana rossa), per restarvi definitivamente dal 1919.

Le speranze generate dalla rivoluzione russa (1917) determinarono l'esplosione del movimento operaio, in cui gli anarchici furono pienamente e attivamente inseriti (consigli ed occupazioni di fabbrica in Italia (1919-20).

Le notizie che giunsero dalla Russia insieme alla presenza di Malatesta, diedero nuovo vigore all’anarchismo italiano organizzato (sindacale e “comunista”), tant’è che nel 1919 nacque l’Unione dei comunisti anarchici d’Italia (UCAd’I) che l’anno dopo (1920), approvando la dichiarazione dei principi formulata da Malatesta prese la denominazione di Unione Anarchica Italiana (UAI).

Nello stesso anno (1920), Malatesta, sempre nell’ambito dell’UAI, fondò il prima giornale anarchico: il settimanale Umanità Nova.

Nell’UAI si mise in luce un altro anarchico di grande prestigio, che si distinse per le sue idee libertarie, anticentraliste e federaliste: Camillo Berneri.


Durante il fascismo.


La repressione fascista colpì senza pietà anche il movimento anarchico. Tanti vennero condannati al confino (tra cui Malatesta), prevalentementemente a Ventotene (il direttore delle guardie a Ventotene fu un certo Marcello Guida che nel 1969 diventò questore di Milano, fu lui che mentendo dichiarò suicida il defenestrato Giuseppe Pinelli), ma anche nelle altre isolette del Mediterraneo (Ustica, Tremiti..) adibite a tale scopo.

Tutte le organizzazioni anarchiche e non, furono smantellate e in quegli anni ritornarono a far sentire la propria voce gli individualisti. Gino Lucetti attentò alla vita di Benito Mussolini, Michele Schirru e Angelo Sbardelloto furono condannati a morte per aver vagamente pensato di uccidere il duce.

Nel 1926 il governo fascista soppresse l’USI e la stessa fine toccò pure all’UAI.

Gli anni del fascismo riscoprirono una delle caratteristiche principali dell’anarchismo: l’internazionalismo.

Molti anarchici furono infatti protagonisti durante la rivoluzione Spagnola (1936-39), tra cui il già citato Berneri che morì nella Barcellona rivoluzionaria per mano probabilmente di un sicario stalinista, il 5 maggio 1937.

Tra gli oppositori del fascismo si distinse senza dubbio l’individualista Renzo Novatore, che verrà ucciso il 29 novembre 1922 in un conflitto a fuoco con i Regi Carabinieri presso Teglia (Genova).

Nel momento più intenso dello squadrismo gli anarchici (insieme ai socialisti, repubblicani e comunisti disobbedienti alle direttive di partito) furono protagonisti negli “Arditi del Popolo”, che fu l’unico tentativo di resistenza proletaria armata contro il fascismo (infliggendoli dure sconfitte a Sarzana, Civitavecchia, Viterbo e nel 1922 a Parma).

Purtroppo anche il movimento anarchico non venne risparmiato dalla violenza fascista, infatti durante la marcia su Roma la sede di Umanità Nova venne distrutta e molti anarchici, negli anni '20, furono trucidati tra cui: Attilio Fellini segretario della Camera del lavoro di Carrara, Raffaele Virgulti di Imola, Filippetti e Catarsi di Livorno, Cesare Rossi cassiere della Camera del lavoro di Sestri Ponente, Pietro Ferrero segretario Fiom a Torino e altri.


Un capitolo quasi sconosciuto della storia d’Italia fu sicuramente quello riguardante gli anarchici e la resistenza antifascista.

Durante la resistenza essi agirono individualmente aderendo a formazioni partigiane non anarchiche e formando anche organizzazioni spiccatamente anarchiche (Brigate Bruzzi e Malatesta, Brigata Pisacane, Brigata Silvano Fedi... ).

A Milano agì intensamente la Federazione Comunista Libertaria milanese che fu promotrice di un convegno delle federazioni comuniste libertarie d’alta Italia che si tenne a Milano nel 1945.

Dal dopo guerra in poi.


Dopo la fine della II Guerra Mondiale e il crollo del regime fascista, gli anarchici ricominciarono ad organizzarsi e ad rendersi operanti alla luce del sole.

Il Congresso di Carrara del 1945 segnò la nascita, dalle ceneri della vecchia Unione Anarchica Italiana, della Federazione Anarchica Italiana (FAI).

L’USI invece si ricostituì solo nel 1950 (anche se la piena attività fu raggiunta negli anni '60-'70) poiché, su pressione della FAI, molti suoi attivisti decisero di partecipare alla formazione della C.G.I.L.

Il febbraio del 1951 nacquero, per merito di alcuni esponenti espulsi dalla FAI, i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (GAAP) che si prefigurarono lo scopo di creare una corrente "orientata e federata" in senso classista e comunista-anarchica.

A partire dal Maggio 1968 l’anarchismo trovò nuovo slancio dal fermento culturale, politico e sociale che caratterizzò quel periodo. Evidentemente il risveglio delle masse non risultò gradito alle oligarchie al potere che gettarono un’ombra oscura su quegli anni con la cosiddetta strategia della tensione.

Nell’ambito di questo progetto reazionario, il 12-12-1969 l'attentato terroristico di stampo fascista, passato alla storia come la strage di Piazza Fontana segnò un momento drammatico della storia italiana e anche dell'anarchismo italiano. Di quella strage vennero, inizialmente e ingiustamente accusati gli anarchici Pietro Valpreda e il già citato Pinelli. Quest’ultimo pagò sulla propria pelle quelle infamanti accuse, e durante un interrogatorio in questura, precipitò dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi; Valpreda invece dovette subire il carcere fino a quando le accuse rivolte contro di lui rivelarono tutta la loro infondatezza.

Molti anarchici durante quegli anni persero la vita, tra questi merita una menzione il pisano Franco Serantini morto per essersi opposto ad una manifestazione fascista.

Nel 1985 nacque, sulla base delle tesi espresse nella Piattaforma d'Organizzazione dell'Unione Generale degli Anarchici, la Federazione dei Comunisti Anarchici (FdCA).

La FdCA si originò dall’unificazione di organizzazioni anarchiche minori come l’ORA (Organizzazione rivoluzionaria anarchica ) e l’UCAT (Organizzazione dei Comunisti Anarchici della Toscana)

Il movimento anarchico continua oggi ad essere in prima fila nelle lotte sociali e nelle conquiste di nuovi spazi di libertà, attraverso le organizzazioni classiche legate all’anarco-comunismo e all’anarco-sindacalismo, oltre che a quelle legate ad gruppi e collettivi, di carattere meno ufficiale e maggiormente movimentista.




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